.: Nella rete degli Eco villaggi

La Storia di Patrizia Fiumara che ha ritrovato i suoi sogni in una comune danese tra i vagoni e il pane fatto in casa

Proprio così, vivo in una comune, anzi, il nostro è un collettivo ecologico. Abito a Hesbjerg, vicino a Odense, in Danimarca, da sette anni. Il nostro è un piccolo villaggio di campagna: ognuno ha gli animali che vuole, l'orto, il giardino; ce ne sono almeno trenta di posti così in Danimarca. Siamo collegati al Gaia-Trust, il "global ecovillage network", perché, diciamolo, la globalizzazione mica è un'esclusiva capitalistica, è anche il territorio ideale dei pacifisti mondiali.

Perché sono qui? Chissà, forse devo ringraziare una banca. Otto anni fa lavoravo in una sua filiale all'aereoporto di Roma, ero allo sportello, parlo tre lingue.

Tutti i giorni su e giù Roma-Fiumicino. Stress, traffico, rumori, la vita di condominio. Non sono una che lascia correre, ingoio per un po' ma poi dico basta. E ho detto basta. Io sono un'anarchica, femminista e, sottolineo, pacifista. Vengo dal movimento, dal 1968, ho lavorato a Radio Città Futura, a Radio Donna.

La prima mostra la tenni nel 1971 a «L'Occhio l'Orecchio la Bocca», in via del Mattonato. Che tempi. Roma sembrava un gigantesco collettivo: riunioni, concerti, assemblee, cinema, arte, politica e grande musica, sempre tutti insieme di giorno e di notte. A volte mi tornano in sogno quei momenti, vedo un infinito sciamare di persone, sento lo scalpiccio sui sampietrini di Trastevere, eravamo così gonfi di speranze, di ideali.., siamo stati uccisi dal terrorismo, questa è la verità. Poi il riflusso, un posto di lavoro, bisogna pur pagare l'affitto, oliare le nostre catene, e la macchina, la Tv, le ferie. Avevo messo da tempo i miei quadri in soffitta. Agli inizi degli anni Novanta, con la mia amica Laura Cambi, arrivo a Christiania. Mi prende un colpo. Allora tutti i nostri sogni non erano morti. C'era un posto dove erano rifioriti. La Terra Libera di Christiania è nata nel 1971, nei cuore di Copenaghen, edifici militari dismessi, occupati da gente incredibile proveniente da tutte le parti del mondo. Dopo il golpe sia argentino che cileno erano arrivati anche molti sudamericani, tra cui Mirta Atencia, grande rivoluzionaria di Buenos Aires, che adesso però vive in Galizia. Ho capito che si può "vivere altrimenti" (e anche il titolo di un libro su tutte le comuni nel mondo, di Pratiche, lo potete consultare se vi va). Ovviamente, quando ti si apre il cervello, ti innamori, o forse accade il contrario, non so, ma è lo stesso. Così lascio al volo la banca, sposo un danese, quasi un vichingo, il mio Andrè, e divento Patrizia Thomsen. Mi metto a studiare il danese, a fare mille lavori diversi. Ma non vado a vivere a Christiania, troppo "cittadina", troppo turismo del cavolo. Ci costruiamo la casa qui a Heshjerg. Prima era un vagone ferroviario, tutto dipinto, con le tendine, però il bagno era fuori, e in inverno con la neve... Poi Andrè ha sistemato una casa vera dove vivo ora. Lui non c'è più, è morto due anni fa, un'embolia fulminante.

E' andato da qualche altra parte mi sono detta, e mi ripeto, e vado avanti, perché sono testarda, cocciuta e fedele ai nostri sogni.

Ho ripreso in mano la mia vita e ora sono un'artista della carta.

Ma lo spiego dopo. Ora vi dico come si svolge la vita qui. Siamo 30 persone, una volta al mese facciamo un meeting su tutti gli eventuali problemi del villaggio; del resto la scelta collettiva è un'antica tradizione danese, qui la socialdemocrazia ha le radici nel Settecento. A turno c'è chi prepara la colazione per tutti, si fa il pane, abbiamo carne biologica, ortaggi nostri. La separazione dei rifiuti è ferrea e il riciclo è abituale.

Proprio in questi giorni stiamo mettendo su una casa fatta completamente con le balle di fieno, ci verrà una scuola steineriana. In questo villaggio abitano soprattutto artisti: ceramisti, artigiani del legno, scultori, in agosto vengono i giocolieri da tutta Europa per il loro raduno annuale. E' bellissimo, stravagante. E vengo alla carta. La mia seconda pelle. Faccio parte della Japma, un'associazione di artisti cartai nordici.

Mi nasce e mi si forma nell'acqua con certe paste, fibre, farina, foglie, alghe, un'alchimia sempre diversa, ho un telaio, delle polveri naturali per i colori, compongo dei collage. Piacciono. Le gente, nelle mostre, vi vede mondi, sentieri, piccole favole, dei boschi, abissi marini. Io dico che è un po' come la mia vita. Carta canta».


Dal libro "Terra Allegra" di Andreina De Tomassi, EcoEditoria, Forlì 2003.

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